Se l’Anello era nel Sud Italia era un fantasy per davvero

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Popolo italiano corri alla vacanza!
Noi Ostiensi ne sappiamo qualcosa, nel senso che giusto così ci ricordiamo in che città siamo. Un mondo di persone ciccia fuori da ogni parte del centro Italia, “Milioni e milioni di italiani” (volendo citare Carlo Conti l’Africano)come quelli che aiutarono Garibaldi a dividere l’Africa nel 1861.
Folle oceaniche stile Futurismo che cercano di sottrarre ai pischelletti il monopolio di piazza Anco Marzio. Fossero questi i veri problemi. Il nord invase il sud, e il sud ri-invase il nord. Quindi? Ruspa o lu trattore, questo è il dilemma…NO! Il vero dilemma si chiama SALERNO REGGIO CALABRIA! Centinaia di alberi genialogici italiani con le radici al meridione e tutto il resto a settentrione, moltiplico per nonna divido per zia e trovo mia cugina.
Non tutti, ma quasi tutti, hanno il privilegio di perdersi alla ricerca delle proprie origini grazie a questa fantastica highway to hell. Grazie a essa ogni telegiornale privo di notizie avrà sempre da ricordarci di questo piccolo intoppo e di come essere italiani non sia mai noioso, bensì, incazzoso. Riportiamo qualche notizia meritevole:
“Nel 1964 il governo italiano decise di finanziare la costruzione di un’autostrada che collegasse il resto dell’Italia alla Calabria, regione fino a quel momento considerata “l’Isola nella Penisola” o “la Terza Isola” perché gli aspri rilievi non permettevano di raggiungerla facilmente[…]”
“A lavori finiti l’autostrada presentava due strette corsie per senso di marcia ed era priva di corsie d’emergenza, somigliando più a una grande strada statale a doppia corsia. A causa delle curve pericolose e delle carreggiate strette (3,5 metri di larghezza), negli anni a venire si sono verificati decine di incidenti e ingorghi.”
“Al 24 luglio 2015, con l’apertura del lotto della galleria Fossino, sono stati completati 350,75 km, 20,5 km sono in fase di ammodernamento o ricostruzione, mentre 98,65 km devono ancora essere cantierizzati.
Il costo totale dei lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 dal 1998 (inizio lavori) a novembre 2012 è stato pari a 7,443 miliardi di €; tuttavia, sono ancora necessari 3,1 miliardi per la realizzazione di 58 km di tratte in avanzata fase di progettazione”
Buche figlie della superficie lunare, cartelli cartellini cartelletti stradali ovunque, uomini catarifrangenti messi a cartello, a tetto spiovente, a dito medio, che saltano nel fuoco. Prendi carta e penna e per le prossime quattro ore potrai disegnare alla perfezione il pandino che da ore ti sta davanti (Giotto in realtà era di Catania)
Popolo italiano corri alla vacanza! Prima che l’altro tuo fratello (l’anima de li mortacci sua) non intasi insieme a te la strada verso nonnina e la sua cucina. Che poi volevano fare il ponte di Messina (quando i materiali per farlo non esistono) così, in tempi in cui il lavoro si trova facile, soprattutto al sud, ferrovieri e marinai avrebbero subito trovato un lavoro per sfamare le proprie famiglie.
Popolo italiano emigra all’estero, che qui a bestemmiare siamo già in troppi.

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70 anni dalla bomba atomica, fu una scelta inevitabile?

Ecco, già lo so. Dopo aver letto il titolo, accuserete Satirac di essere un blog genocida, antisovietico, capitalista.

I pacifisti, senza se e senza ma, quelli che vanno in giro con il cartellone “Facciamo l’ amore, non la guerra”, troveranno il contenuto dell’articolo ripugnante. Ce ne freghiamo altamente delle considerazioni di un branco di svalvolati che vanno in giro con la verga di fuori. In realtà vi renderete conto che l’articolo avrà il solo scopo di sciogliere un nodo, stretto troppo a lungo da tanta disinformazione e incapacità di analizzare i fatti storici riportando fonti accreditate.

Il punto cruciale del dibattito è: “era proprio militarmente necessario usare la bomba atomica per sconfiggere il Giappone?”

Se poniamo la questione su un piano etico la risposta è ovviamente NO!!! Non siamo qui a raccontarvi cosa sia giusto o meno. Il ruolo di inquisitori non ci spetta.

Dobbiamo capire se fu la scelta più conveniente (triste parlare di convenienza in questo caso, ma nella guerra saltano tutti gli schemi del vivere comune) e meno indolore da attuare in quel preciso momento storico. Tanti potrebbero contraddirci tirando in ballo una semplice parolina: Diplomazia.

Come contro-risposta dobbiamo riavvolgere il nastro al 1945 e più precisamente al 26 luglio.

Ultimatum degli Stati Uniti.

Ormai la guerra era agli sgoccioli, il Giappone sapeva di non aver alcuna speranza di uscire vittoriosa dal conflitto ma non aveva intenzione di demordere continuando così una guerra estenuante nel Pacifico. Dall’altra parte gli Stati Uniti, coscienti di essere la sola potenza a possedere in quel momento un’arma che avrebbe cambiato la natura delle relazioni internazionali, desideravano chiudere il prima possibile una guerra sanguinosa e dai grossi dispendi economici.

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Anniversari da festeggiare

Le clausole dell’ Ultimatum erano, come ovvio che fossero, estremamente dure. Furono due i peccati originali, l’omissione americana e la mancata risposta giapponese. Spieghiamo chiaramente la questione in 2 punti:

1) L’ ultimatum fu una minaccia chiara all’integrità del popolo giapponese. L’ alternativa all’accettazione di tali condizioni di resa (che non vado ora ad elencare) è la completa distruzione delle forze armate giapponesi e la devastazione del territorio. In che modo? Con l’ aviazione? Con le truppe di terra? Con le forze navali? La cosa incredibile è che da quell’Ultimatum non viene fatto alcun tipo di cenno all’uso della Bomba Atomica.

Molti accusano gli americani di non avere esplicitato la loro volontà a bombardare il Giappone. L’ alta dirigenza americana avrebbe potuto invitare l’imperatore giapponese e i suoi ministri ad osservare un test della bomba. I nipponici avrebbero potuto rispondere in maniera provocante: “A Capodanno noi giapponesi facciamo i botti più grossi”. Questa risposta non è poi del tutto surreale, il perché è facile da capire osservando la cultura di questo paese.

Dobbiamo sapere che gli Stati Uniti nell’agosto  1945 possedevano solo e unicamente 2 Bombe Atomiche (e questo i giapponesi fortunatamene non lo sapevano). L’ esito fallimentare di un test dimostrativo (se in parole spicciole i giapponesi non si fossero impressionati più di tanto) avrebbe non solo compromesso il conflitto in Asia, ma in qualche avrebbe reso gli Stati Uniti più fragili verso il nemico di sempre: l’Urss.

  • 2) Quale fu la risposta del Giappone all’Ultimatum americano?

Nessuna. I giapponesi non risposero e questo gesto fu considerato un atto bellicoso da parte degli Stati Uniti.

La mancata risposta è il frutto di un mancato accordo sull’ integrità futura dell’ imperatore e di una cultura giapponese orientata verso il sacrificio finale.

Considerate, per esempio, che il ministro della Guerra Korechika Anami e una grande parte del partito dei militari giapponesi sostennero con fanatismo la tesi della possibilità e della necessità di resistere sino all’estremo sacrificio anche dopo il lancio della bomba su Hiroshima (6 agosto).

Oppure emblematico il mushroom-cloudcaso dei soldati fantasma giapponesi che non obbedirono all’ordine di resa imposto dagli Alleati. Molti soldati giapponesi ritennero impensabile che la loro nazione si fosse arresa, arrivando a considerare come propaganda le varie comunicazioni che annunciavano la fine della guerra. Molti di loro continuarono ad attuare azioni di guerriglia contro l’esercito statunitense o contro altre forze locali, ma altri scelsero di restare nascosti in zone inaccessibili o in appositi rifugi.

Verdetto finale dell’ articolo? Fu veramente una scelta inevitabile? La risposta è NI.

Il conflitto avrebbe potuto protrarsi “forse” per un altro anno, portando con se “forse” mezzo milione di morti e un consumo di energie belliche ed economiche non irrilevanti.

Alcuni affermano, giustamente, che però quei 300 mila morti erano civili giapponesi e quindi donne e bambini. Forse sarebbe stato meglio sacrificare 500 mila soldati per compensare. Però dimentichiamo la prerogativa di ogni guerra.

Non ha etica, persegue un solo obiettivo: la vittoria. E questo gli americani lo sapevano.

McMurphy

 

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Cambiamenti genetici della fauna giapponese

 

Vignette di Davide Bozza e Sara Lazzari

 

 

 

 

 

 

La Roma Lido uccide solo d’estate

Ogni volta che vedo un film western penso davvero che solo l’assalto degli indiani possa mancarci. Anche se qualche pallottola o colpo di freccia potrebbe giusto spiegare l’acqua che entra dal tetto quando piove. Roba che se “Snowpiercer” fosse stato ambientato su questa tratta si sarebbero ammazzati tutti al primo minuto del film, senza nemmeno tentare la scalata sociale.

metro21Al limite della follia non si capisce ancora se la storia del tizio che si butta fra i binari giovedì, sia poi realmente morto sabato, investito dal magico veicolo. Ai centri commerciali si sente la voce nitida del personale alla cassa, alla stazione si ode solo il nome della stazione seguito da coordinate aliene per l’invasione della terra, che ritarderanno di 10 minuti, poi altri 10 minuti, 5 minuti, altri 5 minuti e poi arriva una gigantesca “tag” disegnata su un metallo mosso da ruote, dove le persone sono spalmate sui vetri come nutella sul pane. Quando vidi Polar Express non mi sorprese immaginare una locomotiva che dava una pista ai nostri treni, perché il problema non è che quello fosse un film, ma che i nostri treni siano la realtà. Ho visto persone partire da Castel Fusano baciare i propri figli nella speranza di arrivare a Porta San Paolo, musicisti di strada chiedersi se era meglio il barcone sul Mediterraneo o imitare i violinisti del Titanic.

Poi il fattaccio. Non sapendo bene l’esatto significato di terzo mondo da ignorante arriverei a ipotizzare che l’Italia non rientra nei paesi terzi, ma nei paesi due e mezzo. Ammettiamo che in un classico stato africano intasato di petrolio quanto di povertà sia inconcepibile pensare l’esistenza di un treno. In Italia il treno c’è, è un pensiero attivo, qualcosa di tangibile, la conferma che i 5 sensi sono qualcosa che ancora non ci hanno fottuto a furia di tasse. Ebbene, abbiamo il treno, rientriamo nei paesi industrializzati, ma attenzione: Per cause inspiegabili, l’aria condizionata è taboo. Abbiamo il treno, ma non abbiamo l’aria condizionata, e quindi la protezione civile inizia a distribuire acqua ai passeggeri. Mafia? Probabile, ma una cosa è certa. “ Se stava mejo co’ zio  Beni…” No, nessuna apologia al fascismo, sotto la guerra stavamo anche peggio.

Sono tempi duri direbbe Churchill, sangue lacrime e dolore, però a questo paese va bene così, poi un giorno sbrocca, ammazza qualcuno e magicamente si inizia a pensare la cosa come problematica, e quindi “soggetta” a una soluzione.  E pensare che avevo paura di fare l’insegnante un giorno, pensa quei “Pampini” che dicono “Papà, da grande voglio fare il ferroviere!” In poche parole, anzi in due, speriamo bene, Mamma mao, Roma – Lido.

Non sono razzista, però gli zingari devono morire

  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari rubano i bambini e ne vendono gli organi
  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari hanno 32 denti d’oro e le Maserati parcheggiate nelle pinete
  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari non vogliono appartenere ad uno Stato, sono come i molisani
  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari rubano il rame dalle stazioni
  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari alloggiano in hotel a 5 stelle e noi italiani siamo senza casa
  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari possono volare
  • Non sono razzista, però secondo me gli zingari puzzano anche dopo una doccia, le donne hanno i peli e i bambini hanno le carie a 2 mesi dalla nascita

Chi non ha mai sentito uno di queste frasi alzi la cappella o taccia per sempre!

Sul treno, alla posta, in biblioteca, al supermercato, ovunque possiamo ammirare qualche fantastico esemplare di homo sapiens che si diletta nel pronunciare queste magiche paroline: “Non sono razzista però…”

Facciamo chiarezza spiegando l’ etimologia del termine RAZZISMO:

“Ogni atteggiamezingaracce1nto attivo di intolleranza (che può tradursi in minacce, discriminazione, violenza) verso gruppi di persone                   identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, aspetto    fisico o altre caratteristiche”.

Tra le frasi elencate qui sopra potete riscontrare elementi di intollerenza? Se la vostra risposta è no, senza che perdiate tempo, la discussione può terminare in questo momento, ma dato che Satirac privilegia un pubblico di lettori con un quoziente intellettivo superiore a quello di Forrest Gump (con tutto il rispetto per Forrest) nostri cari lettori, purtroppo per voi, l’articolo ha da continuare.

Chi sono queste che queste persone disposte a camuffare la verità nelle loro frasi pur di allinearsi ad uno stile di pensiero comune? Uomini ignoranti, incivile e ingiusti oppure obiettivi, intelligenti e veritieri, qual è la verità? Forse riusciamo a trovare una soluzione al problema riassumendo il pensiero del grande psicologo Sigmund Freud.

Freud insegna che esiste un tipo di angoscia “nevrotica” che non nasce da un reale rischio, non è giustificata da un evento esterno, ma dalla percezione di un pericolo interno, una percezione interiore inconscia, non consapevole, che spesso cerca una via per esprimersi all’ esterno. In pratica succede che l’Io, pur di non affrontare qualcosa di sé che provocherebbe un’angoscia ingestibile, sposta il pericolo su un oggetto esterno con lo scopo di evitare che “pensieri e sentimenti inaccettabili giungano alla consapevolezza cosciente”.

Questo meccanismo si attua nel razzismo. Et voilà, la questione è risolta.

L’ individuo razzista si libera di un conflitto interno spostandolo su una persona che viene a diventare il simbolo del suo conflitto non affrontato. Quella persona “diversa” diventa il capro espiatorio su cui riversare tutta la rabbia e il rifiuto perché rappresenta la parte di sé che non si vuole riconoscere ed accogliere.

Allora Salvini ha subito qualche trauma infantile? Da piccolo è stato investito da qualche ruspa guidata da rom? Non lo sapremo mai purtroppo, però fa accapponare la pelle pensare che il 20% della popolazione italiana voti Salvini. Ciò significa che qualche milione di italiani ha serio bisogno di uno psicoterapeuta. Ma sapete come si dice, no? Per risolvere un problema bisogna prima accettare la sua presenza.

Quindi ci viene da dire con grande serenità nel cuore: ” Siamo un popolo di psicopatici”.

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La figlia di Obama viene venduta per 50 mucche

50 mucche, 70 pecore, 30 capre. Questo è il tesoretto che l’ avvocato keniano, Felix Kiprono, ha messo da parte per l’ investimento più importante della sua vita: la figlia di Barack Obama, Malia.

560684_obama famigliaEbbene si. Una volta con i punti del latte ci rimediavi soltanto la patente, ma questo individuo è già entrato nella storia solo per aver superato questo pregiudizio e aver puntato a livelli stratosferici. Da “ I have a Dream” a “I have a farm” in poche parole, dalle stelle alle stalle. Ma che le stelle fossero quelle dell’America capitalistica è stato veramente un colpo durissimo. Quasi riesce a racimolare pure un po’ di discepoli e insieme alla nutrita schiera di seguaci animali, a creare una nuova religione. Già lì vedo. Nell’estremo atto d’amore verso la piccola Obama, lui e la sua “Armata Brancaleone” attraversano il Mar Rosso per giungere in terra Santa, all’ inno di “Nella vecchia fattoria ia ia oh!”

Secondo alcune testimonianze l’ uomo avrebbe adocchiato la sua preda, innamorandosene perdutamente nel 2008 quando lei raggiungeva la doppia cifra in età (10 anni). Da quel momento in poi è iniziato un periodo di risparmi, di sacrifici finalizzati ad un unico obiettivo: possedere la figlia dell’ uomo più potente del mondo.

L’avvocato ha già pianificato tutto: “Insegnerò a Malia come mungere le mucche (quali se vende una fattoria intera??), cucinare il porridge ugali e preparare la bevanda mursik come tutte le donne keniane”.

Barack Obama, al momento, non ha fatto trapelare alcuna emozione né tanto meno ha dato una pronta risposta al keniota. Allora sarebbe interessante analizzare i possibili scenari di tale vicenda nell’ ipotesi che Obama possa accettare o meno la proposta dell’ avvocato.

Se il presidente degli Stati Uniti vendesse Malia Obama:

1) Su Facebook alla richiesta di giocare a FarmVille, comparirebbe finalmente l’icona “Esegui anche tu un raid aereo a tappeto sulle fattorie dei tuoi amici” con l’immagine sorridente del presidente USA.

2) La Cina, per poter finanziare il budget nuziale de keniota, si priverebbe delle precarie risorse alimentari provocando una carestia interna, giungendo in breve tempo a una mortalità pressappoco simile a una medievale carestia europea.

3) Sasha Grey, Mila Kunis, e altrettante dive note all’universo maschile si ritroverebbero a vivere dentro un vero e proprio circo di “Followers”, fra capre inviate per posta prioritaria e pecore variopinte per abbellire il proprio giardino (escrementi permettendo).

4) La moglie Michelle, per vendetta diretta sul marito, rivelerebbe al mondo intero tutti i segreti di Stato legati all’ 11 settembre. Si verrebbe così a scoprire che gli Stati Uniti hanno architettato volontariamente la distruzione delle Torri Gemelle e di conseguenza una nuova era nucleare sorgerebbe. Il destino della razza umana passa così per le mani di un uomo che ha singolari gusti sul versante femminile.