Stadio della Roma, elegia da parte di un non tifoso

Premessa essenziale: fra il vedere una partita dell’AS Roma o seguire un documentario sulla crescita dei funghi troverò sempre più appassionante il secondo, pertanto ritengo che questo mi sottragga da ogni parzialità da tifoso.

Detto ciò, in quanto abitante dell’XI Municipio, confinante con quello dove si vorrebbe realizzare l’opera (il IX), forse capirete come stamane, sentendo il telegiornale, mi sia pronunciato definendo Giuseppe, detto Beppe, Grillo pallone gonfiato pieno di sostanza-anfibia-che-non-cito-onde-evitare-querele. E perché mai? Be’, quando questo, a Roma eletto da nessuno, ha detto: «Sì allo stadio ma non a Tor di Valle» come romano mi sono sentito danneggiato. Ma sì, dài, famolo in zona Tor Vergata, magari sui terreni di zio Caltagiorne.

E allora il grillino di turno mi obietterà riportando le parole del garante: «Nessuno dice di no: c’è una discussione sulla collocazione che attualmente è prevista in una zona a rischio idrogeologico. Si discute solo su dove farlo, magari in una zona non a rischio». O magari si rinuncia alla possibilità di risanare, a spese del privato, una zona a rischio idrogeologico. Se fosse stata un iniziativa del Comune, noto confonditore di fischi per fiaschi, mi sarei pure insospettito, ma sicché l’iniziativa è portata avanti da dei privati, che quando investono quattrini di solito si aspettano di guadagnarci, mi ero un po’ tranquillizzato.

Per qualche giorno ero stato speranzoso che, andatosene l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini, implacabile imbalsamatore del tessuto urbano (e non solo per la vicenda dello Stadio della Roma) e uomo meschino verso il sindaco, la Raggi avrebbe potuto guardare alla cosa con la dovuta lucidità, ma a quanto pare nei Cinque Stelle romani alberga un radicato senso malato di ambientalismo integralista che alla fin fine fa il gioco dei palazzinari, visto che ostacola un progetto che per la prima volta dà tangibili benefici alla Città.

Progetto e immagini nuovo stadio della Roma e business park Tor di ...
Bleah, che schifo

Ché poi per carità, ambientalista mi ci definisco pure io: faccio la differenziata, separo i tappi dalle bottiglie per riciclarli a parte, non so quante volte mi sia capitato di mettere negli appositi cassoni la mondezza lasciata per la mia via dagli incivili, mangio meno carne perché ha un grande impatto sul pianeta (le mie analisi del sangue parlano chiaro rilevando una quantità di trigliceridi inferiore al minimo della media), uso la macchina il meno possibile, cerco di non consumare acqua in bottiglia dove posso. E da ambientalista in principio ero contrario, ma se l’accordo prevede che il privato si faccia carico di opere esterne pubbliche che migliorano la viabilità, e tenendo conto che i grattacieli che vuole realizzare come uffici possono decongestionare altre aree lavorative dal traffico, mi pare sensato rinunciare a una porzione, anche grande, di verde.

Quelle opere pubbliche dovrebbero raggiungere un valore di 450 milioni di euro più Iva: il prolungamento della metro B (a cui forse sarebbe meglio rinunciare a favore di un potenziamento della disastrata ferrovia Roma-Lido, ma questa è la mia ipotesi, e non essendo ingegnere vale solo come suggestione), la riqualificazione della stazione di Tor di Valle, il collegamento con l’autostrada Roma-Fiumicino attraverso un nuovo ponte sul Tevere, la riunificazione della via Ostiense e della via del Mare, e la messa in sicurezza idrogeologica della zona. Senza la loro realizzazione il progetto perderebbe la qualifica di opera di interesse pubblica, e quindi la possibilità di essere portato a termine. Insomma, il privato si vincola al bene comune, non perché è buono, ma perché ci guadagnano entrambi, il bene di uno è funzionale all’altro.

L’ambiente non è solo quello naturale, ma anche quello urbano, e un progetto del genere, se realizzato, credo che porterebbe a un minor numero delle emissioni che insistono sul secondo: più persone potrebbero raggiungere la zona col trasporto pubblico, le opere stradali e ferroviarie fluidificherebbero il traffico riducendo l’inquinamento delle macchine bloccate in fila, si potrà andare a vedere la partita o lavorare con la metro. Ridurre le cubature al privato riduce le opere pubbliche a suo carico, non scordiamolo.

E proprio sulle file, quando m ritroverò bloccato su un autobus della linea 771, fra dieci anni, sul Viadotto della Magliana perché non è stato realizzato il Ponte dei Congressi (il progetto presentato dall’attuale Giunta è stato bocciato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici), e non è stato realizzato il Ponte di Tor di Valle dovrò ringraziare il M5S. La seconda opera era fra quelle previste da realizzare dal privato in cambio della dichiarazione di utilità pubblica dello Stadio. Il M5S compie un atto di bullismo verso il IX e l’XI Municipio, di cui purtroppo gli abitanti, come porci abituati a razzolare nel loro fango merdoso, neanche si accorgeranno, e torneranno grugnenti e felici a rivotarlo, incapaci di desiderare una bella pozza di fango pulito. Se permettete, io mi ritengo invece un porco che aspira a una bella pozza di fango pulito e non congestionato dal traffico dei miei simili. Oink.

Due maiali si concedono un bagno nel fango

Risibili poi le obiezioni che sarà lo stadio di Pallotta, non della Roma, a cui lo affitterà: ‘sti gran cazzi, a me importa di Roma, città, non della AS Roma, squadra.

Non scrivo poi troppo della pregiata zona di Tor di Valle perché non mi va di caricare le foto, ma comunque, buttate un’occhiata qui, tenendo particolarmente conto della raffinata tribuna del 1959 dalle coperture in amianto.

In sintesi, Roma sta dando un calcio in culo a una possibilità di verso sviluppo sostenibile. Una più dettagliata spiegazione dei vantaggi dello Stadio per la Città la trovate qui, buona lettura. La ragione è degli stronzi, ma che ci volete fare, qualcuno dovrà pur esserlo.

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