Gustosi manicaretti fatti col culo

Grazie ad Expo il pianeta a quanto pare lo stiamo (più o meno) nutrendo, e vorrei dedicare quest’articolo alle nuove, quanto discutibili, frontiere dell’alimentazione umana.

Il grande SatiraC, che tutto conosce e tutto sa, in fatto di mangiare non si scompone mai davanti a nulla, anzi, si è sempre battuto per superare i tabù occidentali su un comportamento alimentare sano e naturale come l’antropofagia, ma stavolta anche Lui ha avuto da battere gli occhi perplesso e declinare gli assaggini propinatigli.

Allora, vorrei incominciare il pasto con dei gustosi hamburger di merda. Non è un’attribuzione particolarmente invitante, mi direte, ma tale è. Mitsuyuki Ikeda, brillante ricercatore nipponico, preoccupatosi dell’aumento della popolazione umana e di ottimizzare al meglio il reperimento di risorse alimentari, è riuscito a sintetizzare proteine dai batteri fecali. Il risultato finale? 63% di proteine, 25% di carboidrati, 3% di lipidi e  9% di minerali, aggiunta di colorante alimentare per dar un bel rossore e l’aggiunta di proteine di soia per il sapore. Ciò permetterà di risparmiare al pianeta l’emissione di miliardi di tonnellate di anidride carbonica derivante dai peti degli allevamenti e salverà molti animali dal macello. Insomma, coprofagia unica via, anche se credo che, nel testimoniare il mio amore verso il pianeta, preferirò limitarmi a mangiare qualche bistecca in meno all’anno.

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E se siamo così vegetariani che la carne non la vogliamo neanche finta, c’è sempre la gustosa alternativa offerta dallo yogurt vaginale e la gamma di formaggi ottenuta da batteri provenienti dall’alluce e dal fondo dell’ombelico aggiunti al latte che si sarebbe fatto stagionare, scelta che sicuramente vi farà rivalutare il gorgonzola, che deve il suo particolare sapore e colorito a della banale muffa.                                                                                                                       Concentrandoci sul primo, questo mirabile prodotto caseario è figlio (mi pare il termine più consono) di Cecilia Westbrook, una studentessa facente un MD-PhD alla University of Wisconsin. Be’, a quanto pare, ogni vagina offre rifugio a centinaia di tipi di batteri (di cui il lactobacillus è quello dominante) ed organismi vari, che producono varie sostanze atte a tenere la parte in salute, fra cui perossido d’idrogeno acido lattico, guarda caso proprio quello dello yogurt. La Westbrook, sapendola lunga sulla chimica vaginale, ha ritenuto che mangiare un prodotto contente i suoi fluidi femminili fosse positivo per la salute per via dei probiotici, batteri che, una volta ingeriti, si ritiene che concorrano nel mantenere la salubrità intestinale. E così, «the “collection method” was done with a wooden spoon. – scusate se lo tengo in inglese, ma lo trovo particolarmente divertente così – [She] set up a positive control (made with actual yogurt as the starter culture) and a negative control (plain milk with nothing added), and combined her own home-made ingredient to the third batch of yogurt. Left overnight, the magic of biology created a respectably-sized bowl.»                                                                                                                   Il sapore? A detta della produttrice aspro, piccante e quasi frizzante, comparabile allo yogurt indiano. Il tutto abbinato con dei mirtilli. Be’, ragazzi, adesso sapete che quando deliziate le vostre lei con il sesso orale è bene avere sempre a portata di mano una brocchetta di latte e della frutta.

Yogurt

E dopo tutto questo mangiare sarà pure venuta un po’ di sete, e allora perché non concedersi una bella birra ottenuta con dell’acqua recuperata dalla tazza del bagno? Una gustosa scelta, resa possibile da Lee Hedgmon, presidente dell’Homebrewer’s Club (birrai domestici, insomma), che finalmente concilia l’alcolismo con l’ecologia. In effetti mi sono chiesto, negli ultimi anni, durante le serate birraiole, se quello che stavo zampillando avesse una gradazione alcolica. Certo, non è la stessa cosa, però il prodotto derivato non è che sarebbe troppo dissimile. In ogni caso, pare che il prodotto abbia passato il controllo dell’Oregon Health Authority, quindi, nel caso incappaste in una birrozza servita nella vaschetta per far sgocciolare lo spazzolone, bevete pure.

Ma che italiani saremmo se poi, dopo un pasto così luculliano, non ci concedessimo un bel caffè? Il Kopi Luwak è il caffè più costoso al mondo, una rarità per buongustai molto danarosi: prodotto in quantità limitate, precisamente 230 kg all’anno, con un prezzo variante da 500,00 a 900,00€ al kg, e il prezzo di una tazzina di questo caffè può superare anche i 10€, insomma, e noi che ci lamentiamo se una tazzina al bar arriva a ottanta centesimi.                                                        Tutta questa bontà da cosa deriva? Dal culo dello zibetto comune della palme. Le bacche di caffè fanno parte integrante della dieta del tenero viverride, e una volta  ingerite, parzialmente digerite e defecate  creano una leccornia. Ciò è dovuto agli enzimi digestivi dello zibetto che, seppur non portano alla digestione della parte interna della bacca, ne intaccano la parte esterna, eliminando parte delle proteine che conferiscono il sapore amaro. La caratteristica organolettica principale che distingue il Kopi Luwak consiste infatti in una minore percezione del gusto amaro e in un retrogusto di cioccolato.

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Siete così pezzenti che anche di baciarmi il culo potete solo sognarvelo

Nel caso poi aveste voglia di qualche stuzzichino con cui concludere, be’, mi riviene in mente un aneddoto raccontatomi dalla mia cara nonnina, la quale spacciava le cacchette di coniglio come liquirizie alle amiche, dicendo loro: «Vuoi una liquirizia? Chiudi l’occhi e tira fuori la lingua.»

Saporiti saluti, satiricamente vostro

Leocrate Tapioca

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3 pensieri su “Gustosi manicaretti fatti col culo

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