Non saranno gli immigrati a rubarci il lavoro, ma i Robot

4° Rivoluzione industriale.

Nessuno ne parla. Sembriamo tutti consenzienti o addirittura omertosi di fronte a ciò che sta iniziando da una serie di anni. Un processo di sviluppo tecnologico che cambierà il modo di concepire il lavoro, la produzione e ovviamente il profitto. Perché se la rivoluzione industriale del XIX secolo ha spostato il fulcro dell’attività produttiva dall’agricoltura all’industria, quella del XXI secolo sarà una rivoluzione destabilizzante, un processo che cambierà per sempre la definizione di lavoro umano ridimensionandolo e mostrandone le falle interne e le sue fragilità genetiche.

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Prendiamo il caso del Giappone. Paese di uomini alti 1,50 metri, noti per le loro ristrettezze genitali e per l’ evidente deficienza estetica. Eppure, nonostante sia una caccola territoriale rispetto alla Russia o agli USA, questo Stato è uno dei leader nel campo della robotica da sempre. Basti pensare a ciò che sta avvenendo  in un Hotel giapponese vicino Nagasaki chiamato Huis Ten Bosch (Casa nel verde).

Qui il personale umano non esiste. Non c’ è un avvenente ragazza ad aspettarti alla reception a cui dovrai dire se desideri una matrimoniale o una singola, passando così per l’ immancabile scapolo in cerca di tresche amorose. A quel punto, se anche l’ addetta al lavoro è single, scattano una serie di sguardi ammiccanti della serie: “stasera potresti scaldarmi tu il letto, non so se intendi!!” Con occhiolino annesso e conseguente imbarazzo della vittima, ovviamente. Scene holliwodiane che mai e poi mai si presenteranno. Ad ogni modo in questo hotel il 90% del personale è costituito da robot. Il che significa che, quando il fattorino ti porta il bagaglio in stanza, non hai l’ obbligo morale di dargli mance perché lui non saprebbe cosa farne. Una svolta epocale, potrebbero pensare gli Shylock dei nostri tempi. Svolta epocale anche per coloro che litigano costantemente con i camerieri che non eccellono nel servizio ritardando la richiesta di una carbonara. Al 27esimo “Capra” del cliente inferocito (un parente lontano di Sgarbi?) la risposta dell’ androide può essere: “vuole uno spezzatino di capra tenera o stufato di capra con patate?” Utopia tra gli umani.

Cosa succede se dovessimo esportare questo modello in altri settori?

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Ben oltre il 25% del costo lavoro umano sarebbe eliminato. I robot non conoscono il significato di stipendio, sciopero o ferie lavorative, tutte prerogative dei diritti sociali umani. Lavorano 24 ore per 365 giorni l’ anno. Hanno un costo prossimo allo 0 (gli unici costi sono la produzione iniziale e la manutenzione) e una rendita di gran lunga superiore a quella umana. Ecco perché le aziende, in particolare quelle giapponesi, stanno iniziando un processo di trasformazione dei mezzi di produzione umani in mezzi di produzione robotici. Nel 2030 un nuovo mercato di lavoro si imporrà in tutti stati industrializzati e gli addetti al pubblico (camerieri, artigiani, personale in hotel) perderanno inesorabilmente il loro posto. Per fare cosa allora? Non lo sappiamo, sappiamo solo che, dati statistici alla mano, il passaggio dalla 3a alla 4a rivoluzione industriale potrebbe causare un disoccupazione più alta rispetto a quella della Grande Depressione (50% forse?) e cioè 1 cittadino su 2 sarà senza un posto d’ occupazione.

Per mettere in moto tale meccanismo bisogna intervenire con delle politiche di migrazione estremamente severe. Sempre il Giappone sta cercando di reprimere qualsiasi spinta esterna disincentivando qualsiasi forma d’ immigrazione. La riluttanza ad aprire le frontiere causa una riduzione della mano d’ opera straniera. Risultato?

Uomini in preda alla disperazione e robot che stanno spandendosi a macchia d’olio. Ma va bene così, noi dei giapponesi sappiamo solo che sono stati massacrati nel 1945. Poi quello che fanno oggi passa in secondo piano perché alla fin fine non stanno mica lanciando Bombe Atomiche sugli stranieri. Gli stanno solo rubando il lavoro.

Ma tranquilli signori. John Connor ci salverà. Ne sono certo.

McMurphy. Un discepolo di Satirac

 

 

 

 

 

 

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