Invasione?

Cosa fa un donna di colore dopo nove mesi? Butta via la spazzatura, mi pare ovvio. Oppure, cosa fa un negro che si butta dal settimo piano? Fa bene, ma che domande sono.

Appurato che l’autore, in quanto Principe dei Cretini e discepolo del grande SatiraC, che tutto conosce e tutto sa (specie quelle battute che potrebbero costare una denuncia da parte delle comunità ebraiche di tutt’Italia), è lontano anni luce dal politicamente corretto, possiamo andare avanti e parlare della presunta “invasione” (e tengo a marcare le virgolette) che fa le fortune politiche di tanti buffi personaggi della nostra politica, tipo il buffo signore con la passione delle felpe con toponimi geografici; la donna cogli occhi sgranati come un luccio impagliato, di quelli che si mettono sopra i camini nelle case di campagna; ogni tanto pure un certo comico collerico votatosi alla politica, ehm, rettifico, moVimentitica; e quei moderati di fermi principi cristiani incarnati nell’inconsistenza fatta persona (che poi, per Diana, dal catechismo ricordavo qualcosa tipo “dare da bere agli assestati”, ma probabilmente l’assenza quasi decennale da certi ambienti odoranti d’incenso può aver alterato i ricordi, oppure sono rimasto ad un’edizione vecchia, boh).

Pirla 1
Mmh, chissà, chissà…
Pirla 2
…Chissà quante felpe ci vorranno per il Friuli-Venezia Giulia?

Si sa, la convivenza con gli ultimi non è mai facile, indifferentemente dal paese di provenienza ci secca parecchio trovarceli nel nostro di paese: impregnano i nostri autobus del loro olezzo (d’altronde si sa, il sapone lava più pregiudizi di ogni discussione); lasciano cataste di bottiglie per tutte le vie (le riconosci, sono Peroni o birre di dubbia qualità imbottigliate in plastica, una barbarie, utili solo per andare ai concerti o allo stadio, rigorosamente senza tappo); rubano o si dedicano ad attività economiche non proprio legalissime. Insomma, se non ci fossero buona parte del programma politico di tre dei sopra citatati svanirebbe, una disgrazia terribile, soprattutto per loro.

Comunque, focalizzandoci sul fenomeno elettorale del momento, ossia il signore felpato (non in quanto silenzioso, anzi, in quanto portatore di felpe), nuova italica infatuazione, è mirabile il suo risolvere tutti i problemi d’Italia a tre: Euro, Unione europea ed immigrazione, talvolta fondendo il tutto in favolose dichiarazioni come quella che ha rivelato al mondo che «è in corso un’operazione di sostituzione etnica coordinata dall’Europa», comportante «padani discriminati, vittime di pulizia etnica, di sostituzione di popoli». Meno male che avevamo superato la fase della Lega secessionista, al che il grande SatiraC, che tutto conosce e tutto sa, e che nulla dimentica e poco perdona, mi ha maliziosamente sibilato su come il Felpato non abbia mai fatto un accenno alle aziende del Nord Italia che si sono mutualmente arricchite con la Camorra facendole smaltire rifiuti in Campania; o delle mafie meridionali che sembrano attecchire a meraviglia anche un più a settentrione dell’Aspromonte; o delle quote latte non rispettate da alcuni laboriosi allevatori lombardi, certo vincolo odioso dell’odiata Unione europea, ma le multe per infrazione di regolamento europeo poi le paga tutta Italia. Mah, d’altronde più di tre argomenti forse sono troppo per rivolgersi alla sempre più composita platea di intelletti che gli da il voto, questi volponi a cui non sfiora neanche la corteccia celebrale l’idea che forse la Lega continui a pensare solo agli interessi di una parte del Paese, trovando il loro consenso alimentando le loro richiesta più immediate.

Pirla 3 Un’ultima nota, che purtroppo non posso supportare con un collegamento ipertestuale, che è affidata alla mia memoria: in un tiggì il Felpato parlò dei poteri senza nome di Bruxelles (curandosi accuratamente di non nominare né istituzioni comunitarie, né grandi aziende, né governi europei, o meglio, nordeuropei), e per quanto il buon Giacomino Leopardi ci abbia trattato dell’estetica del vago e dell’indefinito, questa in politica si traduce nella demagogia più becera. “Dimmi il nome” direbbero i Litfiba, se no quell’instancabile dito accusatorio tante vale ficcarselo in naso.

“Invasione”! Parola peteggiata con gran forza e a cui tutti sbigottiti prestiamo orecchio, sì mettiamo un po’ di cifre su quest’invasione (santa Wikipedia…):

8,1% la percentuale di stranieri residenti in Italia (certo non è poco, ma come invasione non è granché…);

4.922.085 presenze su una popolazione autoctona (per quanto, se ci facessimo un’analisi del DNA scopriremmo qualcosa di piuttosto inaspettato sulle nostre origini genetiche) di 60.782.668 individui stando ai dati del 2014;

35.000 romeni (la comunità più numerosa, con 1.081.400 estimatori delle salsicce farcite d’aglio qui da noi, probabilmente quella che lascia più bottiglie per strada, riuscendo talvolta a minacciare di superare la nostrana inciviltà, da sempre nostro motivo di vanto orgogliosamente ostentato al mondo) fra il 2008 e il 2012 sono rimpatriati.

Se questa è un’invasione o è alquanto timida, oppure abbiamo le idee un po’ confuse su cosa sia un’invasione. E tanto per chiarirci, se c’è l’invasione, crediamo realmente che venga dal mare? Le comunità cinesi, bengalesi, dell’Est Europa, veramente crediamo che abbiano fatto una crociera in gommone per arrivare fino a noi? Quel che ci mostra la tivvù, e che tanto piace ai nostri politici (il Felpato in primo) riprendere, è preponderante perché ha un forte impatto emotivo, ma il grosso dell’emigrazione viene più gradualmente per via aerea o per terra (sì, se non ve l’hanno detto siamo una penisola, il che implica che siamo attaccati per un lato ad un continente fatto, guarda caso, di terra, tu pensa), e si presta meno alla drammaticità televisiva. Oltretutto spesso siamo solo un paese di passaggio per il Nord Europa, non scordiamolo, prima di strapparci i capelli strepitando per la vagheggiata invasione.

Pirla 4
Peggio di questa avrebbe potuto indossare solo una felpa “Roma University”

Ah, un’ultima cosa, perché non si sente mai il Felpato, o chicchessia in sua vece, vociare sugli italiani che lasciano il Paese (68mila unità in meno nelle nostre anagrafi nel 2012, per la cronaca)? Perché non lo sentiamo mai battersi o fare proposte per scongiurare quest’esodo di capitale umano e creare le condizioni per farlo rientrare? Eh, difficile quando non si può dare la colpa a qualcun altro se non al proprio Paese e alla classe politica di cui si fa parte, vero?

Invadenti saluti, satiricamente vostro,

Leocrate Tapioca