L’unica città dove le case costano 15 euro

Abito in un condominio fatiscente della periferia di Roma, il citofono ormai è andato come del resto l’ ascensore. Il vicinato mi ricorda molto i protagonisti di “Amore Tossico” con la loro noncuranza a spararsi una dose di eroina davanti a fanciulli che chiedono alla mamma se quella che hanno in mano è una siringa per curare la polmonite o per anestetizzare il nonno in preda ad un attacco epilettico. Il cerbero del mio palazzo è un Rottweiler che ha la nomea di “azzanatore di palle del quartiere”. Ho vissuto purtroppo per troppi anni nella ricostruzione umana dell’Ade.

Un giorno un amico degli alti borghi mi chiama e mi invita a casa sua. Ovviamente il ragazzo è ignaro di ogni forma di ingiustizia e diseguaglianza economica. Non gli interessa. Sono amico suo non per il conto in banca ma perché giochiamo a World of Worcraft insieme. Pura utopia tra gli adulti.

Entro e subito un pizzico di invidia giunge incontrollato nel mio encefalo. Cancello mastodontico seguito da una piscina e un prato all’inglese. Va bene, dico dentro di me: “questo ha più soldi di me, ma alla fine me gratto lo scroto perché è irrilevante”. Pura falsità. L’apice di sclero interiore lo tocco non quando scopro che hanno una colf che gli soffia la minestrina per raffreddarla, neanche quando noto che la nonna gode di un televisore a 52 pollici per guardare FORUM su rete 4. Ma quando mi presenta la stanza dei trofei di caccia. A quel punto esce l’animo sindacale che mi accompagna dalla più tenera età. Teste di bufali, leoni, cerbiatti e alla domanda “perché tutto ciò??” mi risponde: “erano vecchi e stavano per morire, gli abbiamo tolto la sofferenza di una morte lenta e dolorosa”. Bestemmie su bestemmie.

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Tutta questa prefazione presenta un mondo di disparità, di squilibrio economico e di pari opportunità inesistenti. Il sistema capitalista lo impone. Così è da sempre e cosi sempre sarà. Ma ne siamo veramente convinti. Il socialismo è pura utopia?? No, signori, non lo è.

A poco più di 100 chilometri da Siviglia, nel cuore dell’Andalusia, si trova una piccola comunità rurale di circa 2700 abitanti. Si chiama Marinaleda.  Dal 1979, a Marinaleda la giunta è guidata da Juan Manuel Sánchez Gordillo, una figura storica all’ interno del Sindacato dei lavoratori agricoli. Da quando lui è al governo, la popolazione, dapprima assai povera, ha occupato terreni abbandonati di latifondisti per metterli a reddito ed in seguito una grossa tenuta è stata ceduta dal proprietario al comune perché fosse assegnata alla popolazione più povera. Dall’ inizio del suo mandato quasi tutta la popolazione in grado di lavorare si è dedicata appunto alla coltivazione e oggi si producono, conservano ed esportano (anche in Italia e persino in Venezuela) peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva. La disoccupazione è allo 0%, mentre nel resto dell’Andalusia la media è il 34% ed arriva al 63% fra i giovani con meno di 25 anni. Il salario è lo stesso per tutti, qualunque sia la mansione: 47 euro al giorno per sei giorni la settimana.

Casares-Andalusia

Sempre improntato ad un principio solidaristico anche il diritto alla casa. Il sistema di welfare messo su negli anni permette ai cittadini di costruirsi una casa con un anticipo di 15 euro. Basta mettere a disposizione la propria forza lavoro. Nessun mutuo e nessun interesse da versare ad istituti di credito: il terreno e il progetto li mette il Municipio, il denaro lo presta a tasso zero il governo andaluso e la quota mensile da versare per l’acquisto la decidono in assemblea gli stessi cittadini autocostruttori.

Ovviamente un governo locale è più facile da gestire e la massimizzazione del profitto e del benessere è un compito relativamente semplice. Applicare questo modello a livello statale è un’ impresa forse irrealizzabile. Ma pongo una domanda: “quante amministrazioni locali in Italia compiono politiche pubbliche sbagliate, quante sono contaminate dalla corruzione e quante hanno tassi di disoccupazioni superiori allo 0%? Forse quasi tutte? Perché non esportare questo modello anche qui da noi?

Se nessuno lo fa, allora ho un motivo in più per tifare Siviglia, mangiare la Paella e ballare la salsa.