Siamo tornati dal mondo dei morti

Titolone strombazzante a parte, per forza di cose (concorsi, esami, servizio civile, impegni vari) mi sono trovato a trascurare molto questo blog, e dopo un anno e passa di  inattività la piattaforma WordPress avrà lecitamente pensato che fossi morto. Be’,  maledetti bastardi, sono ancora vivo (cit.).

Non vi fate idea della mia gioia nell’essere riuscito, tramite una richiesta mail, a far riesumare SatiraC dall’oltretomba del web, con tutto il timore che non sarebbe stato possibile, visto che a realizzare il blog qui su WordPress non fui io. Per carità, questo non sarà mai un blog di quelli visitatissimi, probabilmente per il fatto che non condividiamo immagini porno e non diamo né consigli per il make up né forniamo gustose ricette (quello l’abbiamo fatto solo una volta), ma è stato un pezzetto della mia vita verso cui sono profondamente attaccato. Un pezzetto della mia vita che sono riuscito a recuperare.original.jpg

Che cosa ho in cantiere? Be’, sicuramente vorrei fare nuovi articoli per la rubrica I viaggi di Grulliver, poi qualche recensione, e poi… E poi boh, si vedrà.

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Heil Tinder!

Nell’estate del 2016 incredibilmente non si batteva chiodo, così un amico mi installò Tinder sul cellulare. Oh, finalmente, sesso facile, conoscere ragazze da tutto il mondo, forse trovare l’anima gemella (nel modo meno romantico concepibile)… No, niente, scherzavo, sono brutto, ma almeno mi sono fatto due risate leggendo le bio, chattando con i miei match (sì, sto abusando dell’inglese lo so, ma questa è una cosa proprio da ggiovani), sfogliando le foto e facendo screenshots a più non posso. Pertanto ho la gioia di condividere ora con voi quanto di più strano, inquietante, divertente o degno di nota abbia potuto trovare quest’anno e mezzo.Continua a leggere…

Stadio della Roma, elegia da parte di un non tifoso

Premessa essenziale: fra il vedere una partita dell’AS Roma o seguire un documentario sulla crescita dei funghi troverò sempre più appassionante il secondo, pertanto ritengo che questo mi sottragga da ogni parzialità da tifoso.

Detto ciò, in quanto abitante dell’XI Municipio, confinante con quello dove si vorrebbe realizzare l’opera (il IX), forse capirete come stamane, sentendo il telegiornale, mi sia pronunciato definendo Giuseppe, detto Beppe, Grillo pallone gonfiato pieno di sostanza-anfibia-che-non-cito-onde-evitare-querele. E perché mai? Be’, quando questo, a Roma eletto da nessuno, ha detto: «Sì allo stadio ma non a Tor di Valle» come romano mi sono sentito danneggiato. Ma sì, dài, famolo in zona Tor Vergata, magari sui terreni di zio Caltagiorne.

E allora il grillino di turno mi obietterà riportando le parole del garante: «Nessuno dice di no: c’è una discussione sulla collocazione che attualmente è prevista in una zona a rischio idrogeologico. Si discute solo su dove farlo, magari in una zona non a rischio». O magari si rinuncia alla possibilità di risanare, a spese del privato, una zona a rischio idrogeologico. Se fosse stata un iniziativa del Comune, noto confonditore di fischi per fiaschi, mi sarei pure insospettito, ma sicché l’iniziativa è portata avanti da dei privati, che quando investono quattrini di solito si aspettano di guadagnarci, mi ero un po’ tranquillizzato.

Per qualche giorno ero stato speranzoso che, andatosene l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini, implacabile imbalsamatore del tessuto urbano (e non solo per la vicenda dello Stadio della Roma) e uomo meschino verso il sindaco, la Raggi avrebbe potuto guardare alla cosa con la dovuta lucidità, ma a quanto pare nei Cinque Stelle romani alberga un radicato senso malato di ambientalismo integralista che alla fin fine fa il gioco dei palazzinari, visto che ostacola un progetto che per la prima volta dà tangibili benefici alla Città.

Progetto e immagini nuovo stadio della Roma e business park Tor di ...
Bleah, che schifo

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Un Trump-olino nel buio

Ed eccoci qui.

Dopo 46 anni di guerra fredda e seguenti riassetti geo-politici per fare spazio alla democrazia, in cui il mondo occidentale è stato “americanizzato” e socialmente fotocopiato a quello statunitense (dai Fast Food ai supermercati come dal chewing-gum all’appropriazione del termine “okay” nel linguaggio comune) ecco che i nostri cari alleati ci hanno fatto, per dirla nei termini contemporanei del linguaggio immediato e tipico di una gioventù bruciata, “CIAONE!”

L’onnipotenza del primato sulle rivoluzioni industriali brucia ancora nella mente di quei signori europei che rivendicano tutt’oggi il diritto di ergersi a potenza coloniale, come se due guerre mondiali non fossero state sufficienti a dimostrare che forse, era meglio non sbranarsi a vicenda come tanti diversi geni della lampada: “infiniti poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale” Cit

Complotto? L’Inghilterra ha sostenuto i bolscevichi? Diamo la Storia agli storici e i complotti ai complottisti, ma nel frattempo le cose sono cambiate.

Le promesse di un Europa Unita e di un’Alleanza Atlantica trovano nelle loro radici esistenziali il desiderio comune di potersi difendere da una minaccia firmata “U.R.S.S”( che oggi definiremo territorialmente in “Putin”) ma con l’avvento di Trump il sole a Ovest sembra davvero giunto al suo tramonto.

L’America non ha più bisogno dell’Europa per riavviare la propria economia post bellica, basta bombardare paesi per consuetudine, I Messicani sono i nuovi ebrei e verranno messi altri muri che il confine sembrerà Minas Thirith, i paesi Europei verranno abbandonati da un lato da un alleato potente e, dall’altro, lasciati soli al dilagare dei movimenti nazionalistici mentre a Putin verranno i baffi alla Stalin.

Perché era da tanto che un sovietico non scendeva nel caro Ovest per debellare il nazifascismo. 

Torneremo terra di conquista? La Germania governerà L’Europa ancora per lungo?

Non so voi, ma a me Carlo V inizia a mancare particolarmente.

Rogue One – A Star Was Story, e per davvero

In una pre-recensione e in una recensione avevo già scritto di come avessi trovato l’Episodio VII un’esperienza dolorosa. Temevo di poter rivivere momenti angoscianti come quelli in cui il maledetto robopalla imperava nella sceneggiatura, o di ascoltare nuovamente dialoghi degni di High School Musical, peraltro, anche questo prodotto della Disney. Ma qualcosa mi lasciava un minimo di speranza, il fatto che fossero incatenati allo storico primo episodio, e che questo avrebbe limitato la creatività distruttiva di registi e sceneggiatori. La morte di Carrie Fisher sembrava un fosco presagio di sciagura sulla qualità del film o un sacrificio estremo fatto agli dei per la sua buona riuscita.

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Buon viaggio, principessa

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Renzi, un lungo tramonto?

È un’impressione, e come tale va considerata tale.  Non ha l’autorevolezza di un sondaggio, d’altronde non avrei il tempo di raccogliere un campione abbastanza ampio di opinioni, e poi, diamine, non sono un sondaggista, certe cose lasciamole fare ai professionisti.

Renzi si è avviato inesorabilmente al suo tramonto, è solo da vedere quanto durerà questo imbrunire.  Indipendentemente dal risultato del referendum e il suo personalizzarne l’esito alla Craxi, poiché il fronte che gli si oppone sono emulsioni inaggregabili, pronte a tornare a scontrarsi con rinnovata ferocia già dal 5 dicembre. Il tramonto, più o meno lungo, vedrà quel sole di pretesa novità scomparire nell’orizzonte di mediocrità e continuità col passato che alla fine ha caratterizzato questi anni non appena si tornerà alle urne.

RAVAGLI - MATEO RENZI INTERVISTATO DA LUCIA ANNUNZIATA IN MEZZORAContinua a leggere…

5 cose sulla decenza

Ben tornati alla rubrica dei 5. Quella che quanno c’era lui se stava mejo anche quanno se stava peggio. Oggi si parla della decenza, la decenza del saper scrivere, del saper parlare e perfino del sapersi presentare.

renzi

  • Il pressappochismo dilagante nel giornalismo di oggi ci ha donato la sua più mirabile espressione. Sconfinata serenità sul tema immigrazione.
  • I contenuti potrebbero essere un tantino più interessanti e più mirati, ma ci accontentiamo, dai.
  • Dimmi che domande fai e ti dirò che giornalista sei. ‘Nfatti.
  • E qui andiamo sul saper scrivere. Non occorre altro.
  • Il punto 5 è un estensione del punto 2. Occorre ribadire che questo calcio sui coglioni alla scrittura deve finire.

 

Poveri sumeri che inventarono la scrittura. Ricchi italiani che inventarono la monnezza.

 

Ad Maiora.